Farsa in tre atti

Il successo della prima puntata di Announo, che riceveva il testimone da un Servizio Pubblico in caduta libera d’ ascolti, andava santificato in qualche modo. L’ idea, partorita quasi certamente a tavolino da più soggetti cointeressati, è stata quella di mettere in piedi una pseudo intervista telefonica di Peter Gomez a zio Michele (nel caso, Santoro). Solo che invece di limitarsi ai dati di fatto – e attendere la controprova – si sono lanciati in una ridicola auto-celebrazione, talmente logorroica da doverla dividere in 3 parti, piena di scemenze e non solo.

Questa farsa, fin dal primo atto e dai tag “giornalismo, giornalismo d’ inchiesta”, manca di una doverosa premessa ai lettori. Peter Gomez, il presunto intervistatore, si dimentica di dire che Announo è sempre prodotto da Zerostudio’s srl, azienda di cui il Fatto è socio, e quindi anche lui – che è socio del Fatto – ne fa parte come azionista indiretto. Non è cosuccia da poco, perchè ciò che conta, come sempre, sono i soldi, e sapere che l’ intervistatore è socio dell’ intervistato, e parlano di un loro prodotto… beh, allora che cazzo c’ entrano i tag giornalismo e giornalismo d’ inchiesta? Avessero messo “pubblicità” (che invece pare occulta) sarebbero stati più onesti. Non pensano ci sia alcun conflitto di interessi?

Announo, tinta biondo 11

Announo, tinta biondo 11

Nel prosieguo del primo atto di questa farsa, “l’ allenatorebiondo zio Michele, duramente incalzato dal socio Gomez, si loda e s’ imbroda a dovere: i gggiovani precipitano nel programma (e sono solo al 4 o 5% del loro potenziale!), e “soprattutto, c’è stata Giulia che, come pensavo, è andata alla grande” (picchiare sull’ Innocenzi, una che parte da AN e finisce in sidecar con Vauro, sarebbe troppo facile, m’ astengo), Ma è quando dice che è un format preciso che segue una narrazione” che Gomez fa partire l’ affondo, chiedendo a bruciapelo: Domande dei ragazzi, nessun contraddittorio con politici di altri partiti. È il format ideale per ospitare Beppe Grillo.” E zio Michele, candidamente, risponde: “Secondo me sì. Grillo dovrebbe sentirsi a casa sua.” Tenete a mente questo passaggio, spiega molto del resto della farsa.

Successivamente zio Michele accenna a quanto sia cagasotto Travaglio quando ha di fronte le persone che bastona da tastiera giornalmente, e ci rivela anche le previsioni – azzeccatissime – del celebre politologo molleggiato Adriano Celentano, uno che se nei suoi famosi discorsi mettesse solo le pause sarebbe meglio, per lui e anche per noi.

Nel resto del primo atto troviamo numeri e pensieri sulla casta dei giornalisti, televisivi e non, infarciti da considerazioni personali di zio Michele che, a fronte del buon risultato, si sente in dovere di pontificare un po’ su tutto. Il momento è favorevole e ne approfitta. Nel frangente sembra più sincero il socio-intervistatore Gomez, quando insiste sulla “…crisi di noi giornalisti.”, ma non è dubbio che sfiora Santoro. Personalmente concordo con Gomez, anche se invece di casta, parecchi fra loro li definirei branco di ciarlatani in saldo perenne, pronti ad asservirsi al potente di turno o a cercare candidatura. In fondo basterebbe si guardassero dentro: Sandra Amurri e Sandro Ruotolo li dovrebbero conoscere bene. Chiudono però il primo atto con una frase geniale, buona per risvegliare l’ uligano grillonzo assopito dalle pallose dissertazioni, utile per tentare di fargli leggere il secondo atto: “Qui viene fuori il problema Grillo. (…)”

Secondo atto

Spariti i tag imbarazzanti – ma non sostituiti da un più onesto “leccaculismo” – il secondo atto è una sorta di pianto dei grillonzi snobbati. La pantomima delle critiche (fasulle) al M3SS è vomitevole, ben oltre quanto lecitamente aspettarsi, e raggiunge un livello davvero notevole quando Gomez, con una faccia di bronzo invidiabile, arriva ad affermare: “Ma tu cosa intendi? Pensi che ci siano degli attivisti organizzati che sotto un’unica regia si muovono nei commenti, su twitter, su facebook? La mia esperienza mi suggerisce generalmente il contrario.” Certo, se non conoscessimo Detestor, magari gli si potrebbe credere, anche se poi ammette che “…è vero, in qualche caso…”, ma si dimentica di dire che loro – e lui in primis, in quanto direttore responsabile del fattoquotidiano.it – c’ entrano eccome! E proprio nel caso di quell’ indagine si trattava di grillonzi multinick, e lui li accoglieva a braccia aperte sul suo sitarello di giornalismo che non guarda in faccia a nessuno. Sappiamo bene che la moderazione fosse già da allora a senso unico, che le policy non c’ entrassero nulla, e lo abbiamo poi visto confermato negli anni. Tanto che adesso è diventata preventiva, ma solo per alcuni giorni (sono già 3/4 mesi circa) e solo a causa di ragioni tecniche (si sarà rotto qualcosa…).

Esperto di computer o di culinaria?

Esperto di computer o di culinaria?

Ma in fondo basta leggere poco oltre cosa dice zio Michele, provocando indignazione nel giornalista duro e puro Gomez (no, scusate, quella manca), in un inciso che lascia pochi dubbi all’ immaginazione:”– e capisco che voi del Fatto facciate fatica ad arrivare a questa conclusione visto che nel vostro core business, come forse anche nel mio, i grillini sono importanti –  Insomma i grillini per loro so’ piezz ‘e core (ma soprattutto business). Zio Michele, bravo sceneggiatore, aveva anticipato nel primo atto di questa farsa che il format di Announo era tagliato su misura per Peppe, e nel secondo conferma che il M3SS è parte fondamentale del business (business, badate bene) suo e del Fatto. Che dire, allora, se non “viva la sincerità!“?

Purtroppo però la realtà, molto più triste, è che il clan dei casaleggesi non sa che farsene dei leccaculisti già asserviti alla causa. Molto meglio sbaragliare il campo con novità clamorose. Ed infatti il pupazzo Peppe lo mandano da Bruno Vespa, mica da zio Michele. Non ci trovate alcuna affinità con la partecipazione del banana da Santoro l’ anno scorso? E’ la stessa identica tecnica: annunci di andare nella tana dei serpenti, crei quindi stupore e grande attesa, sapendo che comunque ne uscirai vincitore. Perchè sai di regalare share – l’ ambrosia di ogni conduttore – e lui, per gratitudine, ti eviterà le trappole. Inoltre suscita clamore, e questo ti tiene sulle prime pagine per un po’. Il clan dei casaleggesi è bravo a vendere, nessun dubbio in merito, anche se in questo caso hanno copiato.

Parlando a ruota libera di rete, Peppe e M3SS, politica e televisione, zio Michele mischia poi cretinate colossali (“I Di Battista cresceranno, il Movimento 5 Stelle raggiungerà il 51%, la storia finirà bene perché loro diventeranno più liberali e prenderanno in mano le sorti di questo Paese e finalmente diventeremo una vera democrazia.” tanto per dirne una) a considerazioni che condivido sulle strategie di comunicazione dei casaleggesi (“Loro si pongono in osservazione dei pareri della rete. Se tu vai a vedere i post che fanno sono sempre coordinatissimi con l’esplosione dei commenti online. Se sono sul tifo ultras loro fanno un post sul tifo ultras, se dicono che la Boldrini ha fatto una cappellata intervengono sulla Boldrini e così via.” ovvero, populismo a go-go, riedizione internettiana della bolidiga dei gonzenzi di nonno Ciriaco). Infine aggiunge una nota duramente critica alla strategia di comunicazione grillonza, quando afferma: “Tutti gli altri sono tutti dei cadaveri? Sono insomma dei cadaveri quelli che non hanno fatto questa scelta?” Su questa malsana tecnica mediatica del clan dei casaleggesi, efficace ma di ispirazione nazi-fascista, si potrebbe aprire un capitolo a sé stante. Magari prima o poi lo farò.

Quando successivamente zio Michele s’ avventura a parlare di giornali, vuoi perchè Gomez è socio, o perchè fa parte dello stesso gruppo – i Goodfellas – protagonisti di tante bravate, spalleggiatisi a vicenda per anni, ci rifila un’ altra patacca: “...il quotidiano perde mille copie in edicola nel contesto di una crisi di sistema, dove tutti i giornali perdono copie.” Se la seconda parte è vera – ma non nelle percentuali – la prima è quattro volte falsa: il Fatto perde 4.000 copie su base mensile, non 1.000 e questo si traduce in un bel meno 8% circa. E gli altri giornali? Che performance hanno avuto nello stesso periodo (febbraio/marzo 2014)? Vediamoli. A febbraio il Corriere vende 342.282 copie, a marzo 330.047 = 12.000 copie in meno circa, ma il passivo è di meno 3,5% soltanto. Repubblica a febbraio vende 282.528 copie, a marzo 276.988 = 8.000 copie in meno, ma il passivo è di meno 2,8% soltanto. La Stampa perde 4.000 copie dalle 183.717 di febbraio = meno 2,2%, Il Sole 24 ore fa un meno 2,1%. Insomma, è vero che i giornali perdono copie, ma se si leggono bene i numeri, le principali testate (per venduto) hanno percentuali di calo molto inferiori, mentre per il Fatto il termine appropriato è crollo. Certo, l’ esiguità dei numeri incide nel computo, nel senso che se un domani da 10 copie vendute passassero a 5, il crollo sarebbe del 50%, ma forse avranno già chiuso prima.

Viene poi il caso dell’ operaio della Lucchini di Piombino, ospite in trasmissione la settimana precedente, quello che gli è costato la scomunica sul sacro blog. E qui si arriva all’ apice della faccia tosta, ma andiamo con ordine. Zio Michele dice che non sapeva fosse del PD: gli si può credere o no. Io non gli credo, ma non faccio testo. Penso sia stata una sorta di vendetta, peraltro esplicitata subito dopo. Sembrano beghe da asilo d’ infanzia, direi infelice per entrambi. E’ però nel seguito che zio Michele la spara davvero grossa, sperando non si abbia memoria di come si è comportato in analoghe – e ben più gravi! – vicende. E dice:”Se mi viene segnalata una cosa, che è comunque una domanda, io devo rivolgerla al signore che sta lì sulla torre: “Ma lei si è candidato?” […] “Sarebbe stato un fatto di onestà nei confronti del pubblico che stava guardando.” Ovvero, il bravo conduttore, se ha contezza che gli sia sfuggito qualcosa o che ci siano dei distinguo da porre all’ attenzione del telespettatore, si attiva immediatamente. Bene. Adesso leggete questa storia vera, una vicenda che si è conclusa con un suicidio, nella quale si comportò in ben altro modo da ciò che afferma oggi. Letto? Vi ha fatto schifo? Ma no, non siate disgustati, è solo un giornalista italiano.

Il secondo atto si chiude (finalmente) con una lunga dissertazione sul suo personale fallimento nel tentare un programma in completa autonomia, e lo chiarisce bene con queste parole:”…altrimenti non ce la facevamo a pagare i debiti. Questo è il punto centrale: non abbiamo trovato interlocutori, […] Quindi o tornavi a Sky o tornavi a La7“. Siccome, volenti o nolenti, i soldi fanno il paio con lo share, e Annozero su RAI2 faceva percentuali sempre in doppia cifra, pari a 5/6 milioni di telespettatori in media circa, ciò non si è più ripetuto ovunque sia andato, nemmeno dopo lo sbarco su La7, arrivando al crollo totale del 1 maggio col 5,68% di share pari a 1 238 000 spettatori, dimostrando cioè che lo zoccolo duro di aficionados è in realtà molto più esiguo di quanto crede. L’ unico grande risultato di share l’ ha fatto col banana, e il che è tutto dire. Se ha cercato e non trovato interlocutori, e poi su La7 ha avuto questi risultati, a chi sperava di vendere il suo programma? Sembra alludere a RAI o Mediaset. Seguendo il suo ragionamento, non mi sembra ci sia altro network nazionale a cui rivolgersi, a meno di crearne uno proprio.

Il terzo e (menomale) ultimo atto

Continuando sulla falsariga dei precedenti, anche il terzo è un atto d’ amore per Peppe, nel quale traspare tutta l’ amarezza di non essere corrisposto come zio Michele sente di meritare: ha fatto tutto il possibile per lui, gli ricorda Gomez, fin da quando le persone che andavano ai V-day leggevano Travaglio (che era anche sul palco) e guardavano Annozero. Allora i Goodfellas erano uniti, si strizzavano l’ occhio, e c’ era spazio anche per quei personaggi discutibili (per non infierire) come Tonino – kriptonite! – e l’ esiliato al confino Fofò Ingroia. Poi però Peppe ha preso sempre più voti, i rapporti di forza si sono invertiti, e si è scaricato della zavorra. A bordo è rimasto Travaglio (link tzetze, aggregatore malsano), e visto che veniva via con due soldi, si sono presi anche il moccioso, Ringo Scanzi, un groupie può sempre far comodo.

Ed infatti zio Michele proprio all’ ingrato Marcolino suo dedica l’ altra parte del terzo atto, bacchettandolo a dovere per il tradimento. Sembra il remake della storia fra Husserl e Heidegger, e quale sia la parte di Peppe potete immaginarla voi. Non è davvero tenero con la sua creatura, tanto da dire che il palese endorsement di Marco al M3SS è “…anche un’opzione editoriale…”, ovvero, detto in altre parole, Travaglio spera di vendere copie – giornaletto o libri-fotocopia di procura o spettacolini non fa differenza – cioè va a soldi.

La frattura sembra insanabile, lo descrive come una sorta di pasdaran del M3SS, all’ interno del quale è visto ancora come un giornalista, mentre le prove che sia un vero pataccaro non mancano. Più volte negli anni ha diffamato ed è stato condannato, tanto che adesso si difende col diritto di satira, confermando la personale attitudine al ruolo di pagliaccio. Ma forse zio Michele s’è anche accorto che il personaggio non funziona più come un tempo: i monologhi sono stantii e non fanno più nemmeno sorridere, parla come un capo grillonzo, un Messora qualsiasi, e magari costa di più. Certo, è sempre un socio, ma di minoranza. Scaricarlo non sarà quindi un grosso problema, basterà guardare se c’è convenienza economica.

Ma è il giornalismo che non c’ entra nulla in tutto questo suo discorso, anzi, zio Michele si pone un quesito che lascia allibiti: “Ma il vero punto è: cosa dobbiamo fare? Agire per il crollo del sistema o per la rigenerazione?” Da quando in qua un giornalista ha il compito di “agire” sulla base di personali convinzioni politiche o sociali? Se ha un’ idea politica, che si candidi in qualche partito o ne fondi uno suo. Viceversa faccia il proprio mestiere, criticando duramente le scelte della politica sulla base di quanto fanno o non fanno, ponga domande scomode, metta a confronto le differenti posizioni… insomma, faccia il giornalista. Perchè mai dovrebbe sfruttare il privilegio di parlare a milioni di persone per insinuare negli spettatori quelle che sono le proprie personali finalità? E il dubbio che si pone – la scelta fra crollo o rigenerazione – ha già nella prima parte la tipica risposta grillonza, ovvero è un quesito che si può anche leggere come “passo fra i grillonzi o no?” Ma il bello è che afferma queste cose, che nulla hanno a che fare col mestiere di giornalista, con un candore fanciullesco, come fosse dovere da compiere, scritto nel destino del grande zio Michele, mentre Gomez non ha nulla da obiettare. Ovvio, fa così pure lui.

Viene semmai il dubbio che Santoro la domanda non la ponga in realtà a sé stesso, ma a chi è disposto ad investire su di lui e sulla sua squadra, ovvero Renzi o Grillo? E chi risponderà a zio Michele? Sarà un’ asta al rialzo o al ribasso? O andrà deserta? Staremo a vedere, ma per fortuna la farsa, se dio vuole, è finita.

Le omissioni

In quasi tutta la farsa zio Michele e Gomez fingono di dimenticarsi almeno un paio di cose: Renzi e l’ effetto novità. Sono due fattori che hanno senza dubbio influito sullo share. Il Primo Ministro è nominato solo due volte nel primo atto e quattro nel terzo, senza alcun accenno alla possibilità che la sua presenza abbia contribuito ad aumentare lo share. Ma era solo l’ ospite, mentre il tema, La paura, è quella che fa il 10,03%. Ascoltare cosa ha da dire il capo dell’ esecutivo, chiunque esso sia, sottoposto in diretta alle domande dei giovani selezionati, è normale che generi l’ interesse degli ascoltatori. Non sono le risposte del primo che passa. Anche la prima puntata crea curiosità, ancora di più se c’è l’ esordio di un nuovo conduttore. Così però non sembra essere, per i due soci, ma basterà attendere il prossimo giovedì per vedere se saranno confermati o no i numeri dell’ esordio.

Nota a margine

Nel secondo atto trovano spazio una serie di stoccatine a Dagospia, che, com’è noto, spalleggia palesemente il Crapa Pelada, e occultamente, secondo zio Michele, il M3SS. La risposta non si è fatta attendere molto, e nel titolo (solo in quello) è incluso tutto il veleno verso zio Michele da parte di D’ Agostino: “avvelenatissima, cafonissima, vigliacco catodico (Marcolino), faccia tosta, capelli tinti, cono d’ ombra“. Provate però a cercare nell’ articolo – copiato e incollato ad arte – qualche traccia di ciò che ha detto zio Michele di Dagospia. Tohh, curioso, non c’è nulla. Chissà come mai…

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129 thoughts on “Farsa in tre atti

  1. Mancano meno di 24 ore all’apertura delle urne e al FQ sparano, senza vergogna, le ultime munizioni.
    Il Crapa Pelada si lancia nell’ultimo, disperato, ridicolo editoriale, stuprando, da cinico qual è, la figura di Berlinguer a suo uso e consumo.
    Inutile ricordare, per l’ennesima volta, che lui Berlinguer non dovrebbe nemmeno pensarlo, visto che venera un ex-fascista come Montanelli che, quando il segretario del PCI era vivo, invitò a turarsi il naso e votare Dc (quella di Andreotti, delle stragi…), purché il sardo non vincesse.
    Quindi, oggi, Merdaglio mi fa il sacrosanto piacere di andarsene affanculo, lui e il suo maestro che comprava le dodicenni in Africa.
    Ma non è questo il motivo per cui ho scritto.
    E’ che c’è un passaggio, nell’articolo, che mi ha fatto sbellicare: “Come ricorda Scanzi nel suo blog”. Come ricorda Scanzi nel suo blog!!!
    Poracci, ma vi rendete conto di come sono ridotti!!! Ormai si citano a vicenda.
    Ricoverateli.

    • Il rutto odierno è interessante, anche se privo di novità e notizie come al solito.
      Il passaggio che mi ha fatto gonfiare la giugulare, tanto che se avessi avuto per le mani questo rachitico cialtrone, non so cosa sarebbe successo, è questo:
      “…come se i magistrati si divertissero a inquisire e a mandare a processo la gente così, per sport, a casaccio.”
      Infatti dal dopoguerra ad oggi non c’è nessun caso noto di mala giustizia: così, tanto per citare il più celebre, per il suo socio Tinti, Tortora è ancora colpevole. Magistrati santi subito, o almeno promossi con tanto di scatti di stipendio (pagati da noi!).

      Quando poi parte con la sequenza di domande sugli indagati, nella quale inserisce ad arte anche chi non ha alcun’ indagine in corso – ad esempio il Prof. Fiandaca, che definisce “giustificazionista”, ben guardandosi dal definirlo “negazionista”, pioverebbero sberloni – mi sovvengono allo stesso modo alcune riflessioni su questuante e i suoi amici di merende.
      Ve lo figurate un delinquente diffamatore pluricondannato che si mette a fare la morale a qualcuno?
      Ve lo immaginate uno strombazzatore di legalità d’ accatto, che di nascosto fa società con un mazzettaro reo confesso e per lui scrive libri?
      Pensate sia possibile che un professionista dell’ antimafia facile, quella fatta di libri spazzatura e spettacolini itineranti, abbia portato in giro un bombarolo pregiudicato per riciclaggio e rinviato a giudizio per reati di mafia?

      C’è questo e tanto altro nel curriculum del Crapa Pelada, l’ eroe di cartapesta di questi disgraziati tempi.

      • Inquietanti la frase
        “Per lui la differenza la fanno solo le condanne in Cassazione”
        Crapa Pelada, cosa dovrebbe fare la differenza in uno stato di diritto? Il tuo probloema è che non solo non aspetti la Cassazione, ma se questa ti dà torto non la citi. E quello del vicino indagato per pedofilia è uno straw man argument, se una persona non si fida a lascargli il figlio è una sua scelta personale, i giornalisti fanno parte di un ordine professionale (sempre più inutile) e sono tenuti a rispettare criteri di deontologia nella descrizione di inchieste giudiziarie.
        E ovviamente definisce “delinquente” chi non è ancora stato condannato definitivamente.

      • Potrebbe andare a fare un giro a Rignano Flaminio, il coglione, a trovare le maestre accusate di essere pedofile, assolte in primo grado e in appello. Già, perché i magistrati, dopo il primo processo, non hanno chiesto scusa per aver rovinato la vita a quelle persone e sono andati affanculo, ma hanno insistito. Tra l’altro, parliamo di un pm che, in quel processo, chiese l’arresto degli imputati (innocenti) perché non aveva prove e voleva dare “una smossa alle acque”.

    • L’ho letto,definirlo stupratore dell’informazione sarebbe ancora poco
      Per lui la differenza la fanno solo le condanne in Cassazione.
      Un’affermazione del genere viene fatta in spregio ai più basilari principi di giurisprudenza ,come la presunzione di non colpevolezza
      http://www.treccani.it/enciclopedia/presunzione-di-non-colpevolezza/
      Quindi seguendo il ragionamento di questo “giornalista” Tortora era un camorrista cocainomane….
      Se, per dire, il suo vicino di casa fosse indagato o imputato o condannato (ma non definitivo) per pedofilia
      Passando anche per casi giudiziari meno noti ,come quello dell’insegnante di sostegno di Pizzighettone accusato di essere un pedofilo
      http://www.cremonaoggi.it/2011/06/23/sbattuto-in-prima-pagina-come-un-mostrola-procura-chiede-il-proscioglimentoper-linsegnante-di-sostegno/

      Ma tanto a fare giurisprudenza non sono le sentenze della Cassazione ma le contumelie di questo scheletro con la parrucca.

  2. E’ stato provato che virus della GRILLONZERIA –la loro generazione futura non ne é stata contagiata-
    IL nostro GRILLONZO rientrando a casa trova suo figlio che si sta scolando una bottiglia di alcol,prende suo figlio lo porta in giardino ha con se un bicchiere di BRENDY e un bicchiere d’acqua ,il grillonzo prende una manciata di terra con dentro un verme e la mette nel bicchiere che contiene l’alcol stessa cosa fa col bicchiere d’acqua–poi dice al figlio -vedi il verme che é nell’acqua sguazza felice mentre quello che é nell’alcol si contorte e presto morirà , dimmi questo che pensiero ti da–ottimo papa se bevo alcol non rischio di avere il VERME SOLITARIO (tenia)

  3. Ciao Renzo ti ricordi? Siamo quelli che assieme a te, Detestor e qualche altro fummo protagonisti del noto editoriale di Travaglio “Topi di Fogna” (naturalmente Travaglio non fece nessun nome, ma si capiva benissimo a chi si riferiva). Tempo fa siete intervenuti sul nostro blog per farci correggere alcune imprecisioni su questi squallidi argomenti.

    Ti scrivo per sapere se hai letto l’intervista a Casaleggio fatta da Travaglio.
    Non pensavo che Casaleggio fosse così tanto paraculo.
    Ci sono alcune cose davvero incredibili, soprattutto queste due:

    1-“i nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri, e si diffondono da soli. Quelli degli altri, palesemente falsi, hanno bisogno di un supporto di truppe àscare, pagate magari 5 euro al giorno.” .. come se la Casaleggio Associati non si occupasse PRECISAMENTE di web reputation e guerrilla advertising. E poi ‘sto paraculo, se sa che il PD paga degli influencer, perché non fa i nomi? tira il sasso e nasconde la mano, ‘sto paraculo. Faccia i nomi, se ha il coraggio, snnò sono solo troiate.
    Per non dire del fatto che “virale=vero” è un pensiero aberrante.

    2- “l’Italia ha perso la sovranità nel 1945”
    questa frase è spaventosa. Come a dire che prima del 1945 l’Italia aveva la sovranità. Casaleggio sa benissimo che almeno dal 1943 l’Italia era divisa in due zone di influenza, americana e tedesca. E se la sovranità che Casaleggio rimpiange è quella pre-43, cioè quella dell’Impero Fascista, allora siamo a posto.. naturalmente Travaglio non ha detto niente.

    Per il resto, si sente l’aura, il sudore maschio dell’ Alpha male che non ha bisogno di ripetere un concetto ai suoi sottoposti.

    Neanche a dirlo, nessun accenno alla collaborazione fra Chiarelettere e Casaleggio, nè al fatto che Canestrari, colui che gestisce il sito del Fatto Quotidiano, abbia lavorato per anni alla Casaleggio Associati.

    Nel salutarti ti porgiamo i complimenti per il lavoro che hai svolto e ti ringraziamo ancora per averci corretto a suo tempo.

    Ciao!.
    p.s.
    sentiti libero di usare questo messaggio come ti pare

    • Certo che ricordo, sia editoriale del Crapa Pelada sia i dettagli che vi indicammo, che comunque non influivano sulla sostanza del vostro ottimo articolo.

      Ho letto molto velocemente l’ intervista a Casaleggio, perchè essendo una palese marketta non mi aspettavo molto.
      Semmai bisognerebbe conoscere gli indicibili e irricevibili accordi preliminari – come incautamente scrisse Scanzi – ma quelli possiamo solo immaginarli. Accordi ai quali Travaglio si sarà dovuto adeguare, sempre che Casaleggio non vi abbia rinunciato. Qualche tempo fa pretendeva precise garanzie, se oggi ha cambiato idea… mi meraviglierei.

      1. E’ una mistificazione della realtà a proprio uso e consumo, detta ben sapendo che dispone di un vasto seguito online. Rilanciare le stesse accuse agli avversari non è una novità. Altre modalità sono l’ intimidazione (come nel caso dei Caproni), il trolling (anche se non dispongono di troll bravi davvero), le minacce dirette, in perfetto stile fascista, e casi minori come quelli capitati al sottoscritto.
      Mantenere la propria libertà intellettuale e continuare a scrivere, sottolineando le decine di contraddizioni, evidenziando le menzogne e soprattutto irridendoli, è ciò che più li infastidisce, e nel mio piccolo mi basta.

      2. In effetti è un errore storico, ma IMHO di scarsa rilevanza. Che dal ’45 le cose siano andate come dice, è vero, e ci sono prove documentali a suffragarle. Se rimpiange la sovranità del fascismo lo capisco, ambisce allo stesso risultato. Poi, semmai avessimo la sventura di vederlo al governo, cambierebbe posizione in un attimo, ho pochi dubbi al riguardo.
      Crapa Pelada non gli dice nulla perchè non sta bene contraddire un amico.

      Del resto che scrivi invece non è bene parlarne, qualcuno potrebbe sospettare che i goodfellas siano d’ accordo da anni (come è certo, Vulpio dixit). Dal sito Chiarelettere però è uscito, e deve aver chiesto anche la cancellazione del suo blog, oggi è sparito (ma su web.archive.org si trova). Continua a pubblicarci libri con loro, curiosamente.

      Vi ringrazio per averci ospitati al tempo e per questo commento.

      Ciao

      • A proposito di Chiare Lettere: mi raccomando, correte in libreria! Guardate qui sotto che sobri, neutri e assolutamente imparziali comunicati stampa fa girare Chiarelettere nel finire della campagna elettorale (tutto vero):

        La voce dei 5 Stelle
        VINCIAMO NOI
        di Sergio Di Cori Modigliani
        Prefazione di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo
        Chiarelettere, Collana Reverse, pp. 128, euro 12,00

        “Vinciamo noi, tutti insieme. La vita è breve e il tempo non può essere sprecato mangiando ghiande nel fango, come ci hanno fatto credere.
        Oltre e sopra, il cielo è sempre più blu!”
        Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo
        “Il MoVimento 5 Stelle punta direttamente alla fondazione di un nuovo rinascimento per l’Italia che oggi passa, inequivocabilmente, per Bruxelles e Strasburgo.
        Il motto è andiamo a vincere in Europa per cambiare l’Italia.”

        SCHEDA
        Prendere o lasciare. Un libro per conoscere davvero il MoVimento 5 Stelle e il suo progetto, farsi un’opinione sulle nuove proposte e maturare un giudizio a partire dalla fonte diretta, le parole di chi quel movimento lo ha fondato. Dopo il successo elettorale del febbraio 2013, convinti che non basti più indignarsi e che sia necessario reagire, i M5S hanno stilato un programma concreto in sette punti per restituire vitalità all’Italia e tornare a essere centrali in Europa. Ai lettori il giudizio.

  4. Se non temessi di esagerare direi che seguo con apprensione il
    percorso professionale di A, Scanzi – ormai da tempo i suoi articoli sul FQ,
    se escludiamo i soliti del giro -claque: ” Bravo Andrea, condivido al 100% ”
    nella stragrande maggioranza, i commenti sono di perculaggio anche
    talvolta feroce – il ragazzo, forse, impegnato a scegliere la ferramenta
    atta a decorarlo per le sue numerose comparsate TV, non ha tempo di
    leggere quei commenti – penso che sia salutare lo faccia., è meglio
    Buon week end al nostro anfitrione Renzo ed a tutti i ” Paccofili ” 🙂

    • Prova a scrivere sulla sua pagina di Face-Book contestando il suo modo di dire (io ho provato)ti blocca subito ,puoi leggere le sue CAZ…. ma non puoi più fare commenti –questo é il WEB grilloide della “loro” democrazia

  5. COME dicevo in un post precedente i ricordi dell’infanzia sono più presenti ,e mi é sorto un dubbio che a GRILLO succeda come a un certo MUSSOLINI che credeva di possedere una flotta immensa di aerei perché li spostavano da un aeroporto a l’altro-per caso i GRILLOIDI si son comprati una bicicletta e si spostano da una piazza all’altra???

  6. Prosegue la marcia trionfale de Announo: da 10 a 8, da 8 a 7… un successone!

    “Su La7 Anno Uno è stato visto da 1.533.000 spettatori (7.36%).”

    http://www.davidemaggio.it/archives/99805/ascolti-tv-di-giovedi-22-maggio-2014

    Zio Michele, nel’ introduzione, ne ha approfittato per dire la sua sul “sorpasso a destra” del m3ss, e questo non deve aver portato bene al prosieguo del programma.
    Ma povero Michelone, come si fa a non capirlo, mette in piedi un “format ideale” per far sentire Peppe come a “casa sua” e il fedifrago va da Vespa a fare share: non so perchè, ma mi torna in mente Corrado Guzzanti che, imitando Rutelli, implorava il banana col celebre “RICORDATI DEGLI AMICI!”

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