“Le parole sono importanti”

La citazione della celebre frase di Nanni Moretti in “Palombella rossa” casca a fagiolo nel contesto di cui intendo occuparmi, e non sono il solo ad averla presa in prestito (poi la rendo a Nanni), in tanti l’ hanno fatto: ad esempio il caro Tony Ciuffetto, aka Marco Travaglio, ne è un fiero sostenitore da sempre, ed ha perfettamente ragione. Poi però…

Soprattutto la citazione è importante per i professionisti come lui, persone che sulle parole ci campano, quindi dovrebbero porvi la massima attenzione. E di solito lo fanno, talvolta così bene che bisogna leggerle o ascoltarle molto attentamente le parole, per scoprire come tentano di abbindolarci.

Di questa faccenda di cui intendo occuparmi è probabile che qualcuno ne sia già al corrente, perchè venne alla luce quando coi loro roboanti proclami fondativi rompevano le palle a destra e a manca. Passò però sottotono, in quanto chi ci avrebbe dovuto informare era ed è coinvolto nelle pubbliche prebende (come estens. ma forse è più pertinente la 3b).

Ma cambiamo argomento, almeno in apparenza. Lo sconto non c’è dubbio che sia ai più gradito, quando ci viene offerto. Oggi poi è una delle poche forme di promozione rimasta in grado di attirare compratori. Però ci si rimane male quando prima ti dicono che è totale e poi magari non è vero. E’ come quando iniziano i saldi e, il giorno prima, aumentano un po’ i prezzi sui cartellini, così lo sconto non è proprio esattamente quello che ci vogliono far credere, è un po’ meno. Vabbè, questi sono trucchetti da negozianti, ma siamo sicuri che li facciano solo loro?

Torniamo allora all’ importanza delle parole. Il Tossicodipendente scrive nella testata  “Non riceve alcun finanziamento pubblico” e vediamo che pertinenza hanno le premesse col loro proclama. La parolina magica è proprio quel riceve, in grado di fare una bella differenza nei fatti, perchè non è necessario ricevere soldi, basta accedere ad altre prebende di Stato a favore dell’ editoria, per gravare di costi sulle spalle dei contribuenti.

Leggendo il libro di Beppe Lopez “La casta dei giornali“, si viene a sapere che il finanziamento diretto è solo parte di quanto grava l’ editoria sullo Stato, perchè ci sono altre voci consistenti di cui ci facciamo carico: credito d’ imposta per la carta, agevolazioni postali, credito agevolato per gli investimenti, credito d’ imposta per investimenti, fondo mobilità e rimborsi per teletrasmissione, assieme anche a IVA al 4% (come i pannoloni per gli anziani… che ci sia un nesso?), elettricità scontata ecc.. ecc..  e non son mica bruscolini! Negli anni queste agevolazioni sono state più volte rimodulate, ma restano attive e, curiosamente, i giornali non ne scrivono volentieri, chissà perchè…

Facciamo un esempio. Nel libro di Lopez si legge: “Per ogni singola spedizione [il sole24ore, il quotidiano con la maggior quota di abbonamenti postali n.d.r.] spende 11 centesimi in francobollo invece di 26. La differenza ce la mette lo Stato.” Cioè noi, e non solo per il sole24ore, ma per ogni spedizione in abbonamento postale di qualsiasi giornale. Ovvero, nelle spedizioni postali nessun quotidiano riceve alcun euro, pagano solo meno del dovuto e la differenza la mettiamo noi.

Difficile anche venire a capo dell’ entità attuale delle altre forme di agevolazioni pubbliche all’ editoria, i cosiddetti contributi indiretti, c’è pochissima chiarezza su questi conti che viceversa dovrebbero essere della massima trasparenza.

E lo sconto del farlocco cosa c’entra? Il Fatto Quotidiano si vanta di non ricevere il finanziamento pubblico, però forse ci racconta una storia a metà, facendola passare per un tutto. Per carità, indubbiamente da questo punto di vista è meglio degli altri quotidiani e non solo quelli, perchè tutta l’ editoria è coinvolta nelle prebende di Stato, ma i contributi indiretti sono una voce importante quantitativamente, avvolta però in una nebbia legislativa in cui non dev’ essere semplice venirne a capo. Lo chiarisce Lopez in questo recentissimo video.

Ci diranno come si comportano con tutte le altre agevolazioni di cui si fa carico lo Stato, sempre noi, a favore della stampa? Se domandare è lecito, e rispondere è cortesia, ho scritto alla Redazione del Fatto Quotidiano il 31/03 un’ email, di cui pubblico il testo. Ho ricevuto la conferma automatica di ricezione, e adesso attendo una loro risposta… attendo… attendo… attendo…

Spett. le Redazione,
ho letto nel logo della vostra testata che il Fatto Quotidiano “non riceve alcun finanziamento pubblico”.
Avendo letto il libro di Beppe Lopez “La casta dei giornali”, mi sono accorto che, oltre ai finanziamenti diretti, sono tante le voci di agevolazioni all’ editoria: credito d’ imposta per la carta, agevolazioni postali, credito agevolato per gli investimenti, credito d’ imposta per investimenti, fondo mobilità e rimborsi per teletrasmissione.
Vorrei chiedervi pertanto: il Fatto Quotidiano rinuncia a tutte le agevolazioni statali o soltanto al finanziamento diretto?
Ad esempio, le spedizioni postali delle copie in abbonamento vengono pagate per intero o fruiscono dello sconto di Stato?

Nella certezza di una vostra cortese ed esaustiva risposta in merito, vi porgo i miei più cordiali saluti.

Renzo C

P. S. Ad oggi non mi è arrivata alcuna risposta, a parte il messaggio del loro risponditore automatico (che conservo), prova che la mia email è arrivata. Eppure 6 gg mi sembrano sufficienti per dire sì o no, magari con due righine di spiegazione. Se ne avete voglia, provate a scrivere voi, potrebbe essere che non gli sono simpatico io 😀

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54 thoughts on ““Le parole sono importanti”

  1. Ciao Renzo,
    Premetto di scriverti senza alcuna “vis” polemica, ma non vorrei che ti fossi un pò “incartato” con le parole.
    Se per “finanziamento pubblico” dobbiamo intendere “la somma di denaro che viene fornita” (cito il dizionario Zanichelli) dallo Stato, l’intestazione – dichiarata dal “Fatto” – di non avvalersi di alcun finanziamento pubblico è del tutto corretta.
    Altro sono, come giustamente osservi, le agevolazioni all’ editoria al cui interno rientrano quelle voci da te indicate, ma che
    1) non mi paiono affatto scandalose, se concordiamo sul concetto che l’informazione siano un valore che vada favorito (sia pure con tutte le “storture” che conosciamo e che dovrebbero essere oggetto di altre riflessioni) e non certo ostacolato, (con una fiscalità analoga – giusto per capirci – a quella di un paio di scarpe) e soprattutto
    2) nulla hanno a che fare col significato di “finanziamento” pubblico.

    Grazie per l’attenzione

    • Ciao, quello che col post intendevo sottolineare è il “gioco con le parole” che al Tossico fanno per lasciare intendere tutt’ altro: loro non gravano per niente su fondi pubblici, cosa falsa.
      Perchè il finanziamento che viene chiamato indiretto, in quanto non gli arrivano dei soldi ma “sconti” vari, lo utilizzano, eccome.
      Nel caso della spedizione postale, per citarne uno, la differenza la paga lo Stato, cioè noi, e non cambia niente il “giro” che fanno i nostri soldi.
      O meglio, se quella differenza arrivasse a loro, che poi successivamente la girano alle poste, si potrebbe dire finanziamento diretto, viceversa è indiretto.
      Ma non cambia la sostanza: sfruttano una legge per non pagare al 100% “il francobollo”.
      E, se noti, ho evidenziato la parola “RICEVE”, in quanto è su quella che giocano tutto l’ equivoco.
      Forse non mi sono spiegato bene nel post, è probabile, ma il concetto è questo, sperando di essere stato più chiaro ora.

      Sul più ampio discorso che la stampa sia un valore e che debba essere sostenuta, perchè “i conti non tornano”, potremmo discutere all’ infinito, non c’è ancora un nuovo modello alternativo valido, si sono tentati esperimenti che hanno fallito (e non erano dei pivellini).

      Ma il paragone con le scarpe, o tanti altri beni, non regge: prova a pensare a te stesso, metti che non hai che 4 soldi in tasca, non sai niente di cosa è successo oggi e hai pure le scarpe rotte: compri un giornale o un paio di scarpe?
      E pensa che (tragedia) il giornale spesso ti racconta balle, e le scarpe nuove spesso fanno male 😀

      • Che il mondo dell’informazione e dell’editoria italiana versi in uno stato di coma e d’immane tragedia, sono assolutamente concorde con te. E’ ciò che alludevo nelle “serie riflessioni” di cui ho parlato.

        Personalmente sono favorevole all’abolizione dei finanziamenti diretti. Se un giornale non ce la fare a stare sul mercato perchè non vende è giusto che non possa attingere a contributi pubblici.

        Detto questo, non possiamo ragionare in modo talebano.

        Se mettiamo il naso fuori dall’Italia, fatta salva la Gran Bretagna, Irlanda e Grecia noteremo che ovunque si registrano forme di aiuti indiretti più o meno simili (aliquota ridotta IVA e tariffe postali agevolate); possiamo senz’altro discutere delle metodologie applicative attraverso le quali si quantificano le diversità, ma non possiamo disconoscere che l’informazione debba essere garante della democrazia.e assolvere un ruolo essenziale nella formazione delle opinioni e nel diritto (fondamentale) della persona ad essere informata.

        In Italia siamo ancora molto lontani da tutto questo.

        Ciò nondimeno non me la sento di trattare l’informazione (anche italiana) al pari di una merendina. Significherebbe degradarla a merce.

        Rinuncio volentieri ad un paio di scarpe in cambio di una informazione libera e disincrostata dalle logiche di asservimento.

        Grazie dell’ospitalità e alla prox. 😉

        • Non ne ho fatto una questione sulla legittimità o meno dei fondi pubblici alla stampa, faccenda che ci porterebbe molto lontano come giustamente affermi, il distinguo è nel voler far credere che il Tossico non usufruisce di alcuna agevolazione statale, cosa falsa.
          Per questa ragione il post ha questo titolo, perchè giocano con le parole per lasciar credere ciò che non è.

          Serve ulteriore dimostrazione?
          Leggi “come” ha scritto Crapa Pelada dei rapporti fra il suo socio mazzettaro Vitale e il clan dei casaleggesi: “Tralascio le dietrologie canagliesche di chi insinua inesistenti rapporti societari fra Casaleggio e uno dei nostri azionisti, Chiarelettere.”
          http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/lindustria-della-paura/519851/
          Il paraculoide ci mette societari [il grassetto è mio] perchè sa benissimo che con quello può scrivere il resto.
          Mentre invece il rapporto c’è, eccome!
          E’ scritto nel footer di alcune pagine del sito (prima era su tutte) che Cadoinpiedi.it è gestito dai casaleggesi.
          Come più volte ha scritto anche Enrix, col Crapa Pelada bisogna fare estrema attenzione alle parole, perchè ci gioca tantissimo, da furbastro quale è.

          Tornando all’ informazione, in senso generale, essa è invece proprio come una merendina.
          E’ un prodotto da vendere, e nella scala dei generi primari non è affatto ai primi posti.
          Ciò non significa che abbia un’ importanza secondaria, ma nemmeno primaria: è un prodotto oggettivamente molto importante, pur sempre da vendere, non fondamentale però alla sopravvivenza.
          Vai in Africa con un giornale e un sacco di farina, vedrai che il giornale non te lo toccano, al limite servirà per accendere il fuoco.

          Certo che pensarti scalzo ma con un giornale libero e sincero fra le mani… non è una bell’ immagine, soprattutto in questa stagione 😀
          (la metafora non era “un paio di scarpe in meno”, era “niente scarpe”, cioè o scarpe o giornale 😉 )

          Ciao e scrivi quando vuoi.

    • Hai fatto bene, e non c’è alcun problema, tutto ciò che leggete e vedete qui è a disposizione di chi vuole, ovviamente acnhe per chi non fosse d’accordo con ciò che scrivo.

      Ciao

  2. Ciao e buona Pasqua, Renzo. Al solito la redazione si “dedica” anche nei festivi all’immagine del nostro spelacchiato ricciolino. Questo il commento;

    “E pensa che Travaglio questi (la lega, nota mia) se li è pure votati, anzi quando in prima linea c’erano i Boso e i Borghezio, non i Cota e i Tosi.
    Poi si matura, e il nostro è passato a votare e far votare per uno che i finanziamenti li utilizzava per pagarsi i mutui della An. To. Cri SRL, società di famiglia. E i magistrati? Paralizzati, pare.
    E grazie per aver portato in parlamento un piccolo pezzo di Razzi e Scilipoti, grazie per sempre.”

    Ora vedo come farti avere gli screens.

    Auguri.
    p l

  3. L’inneffabile Travaglio oggi se la prende con Bossi. E il Giornale (quotidiano che ovviamente va preso con il beneficio del dubbio) ci racconta del nostro che nel 1997 (quando Bossi si era già beccato una condanna per finanziamento illecito ai partiti e la Lçega delirava in maniera preoccupante sulla seccessione) lavorava pro bono per la Padania.
    http://www.lastampa.it/forum/Forum3.asp?chiuso=False&pg=2127&IDmessaggio=232489&IDforum=622

    vero o no? Questo non lo so ma da Travaglio me lo aspetterei 🙂

  4. Ciao, scusami se intervengo con questo mio commento che non c’entra nulla con il post, ma non sapevo dov’altro scriverti…
    Ho notato che talvolta su “il fatto” c’è la pubblicità della fondazione Clinton.
    Una curiosità: ma quanto sborsa la fondazione per farsi pubblicità su “il fatto”? Secondo te, una fondazione creata da un ex-presidente americano e finanziata dagli uomini più ricchi e potenti del mondo (ed anche tra i più discutibili da un punto di vista etico) può avere una certa influenza sul giornale?

    • Ciao 🙂
      Le tue sono domande interessanti, alle quali però non ho risposte certe.
      La pubblicità sul FQ non credo costi molto, penso sarà in linea coi prezzi degli altri quotidiani da 70mila copie/gg.
      Il listino o un’ offerta si possono ottenere chiedendo alla concessionaria, ma possono esserci differenze abissali di prezzo, dipende da cliente, contenuto e totale uscite.
      Sull’ influenza credo di no, ma è solo il mio parere personale.
      Bisognerebbe chiedere a loro, se ti rispondono.

  5. L’ultima della Ravera è da insulti forti, cioè quando la incontro per strada gli dico quanto sei cessa e inaffidabile.
    Ti posto l’inizio:

    Basso, grasso, tondo. Due ombre nere al posto della barba e dei capelli. Una bella faccia da posteggiatore napoletano, di quelli che per 50 centesimi ti storpiano “O sole mio”, avvilita da piccoli occhi furbi, imperturbabili fino alla tracotanza. È Francesco Belsito, genovese, qualunquemente brutto nonostante l’età (41 anni) e la disponibilità economica (ha tre Porsche e neppure una giacca decente).

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/il-tesoriere-buttafuori-senza-una-giacca-decente/202629/

    Che tristezza 😦

    • Ho scritto un commentino, ma no so se rimane a lungo 😀

      Vecchia, brutta e rugosa come l’ ano di un pollo.
      Una faccia come quelle delle peripatetiche che si vendono per pochi euro ai camionisti sulla statale.
      Ha iniziato fin da giovane il mestiere, quando immortalò il piacere di prenderlo colà dove il sol non batte, e dove ora solo nerboruti eroi da casello a casello osano avventurarsi.

      E’ lei, sì proprio lei, la vegliarda che oggi nessuno tocca nemmeno con un bastone, costretta a vendere il flaccido rimasuglio pur di sentirsi viva.
      Anche vergare ignobili porcherie le procura piacere, oltre a qualche soldo per tirare a campare alla meno peggio, sola, come un pulcioso randagio.

      Ma tutti questi, per lo meno, sono soldi suoi.
      —————–
      Belsito probabilmente non è nemmeno lontanamente il più colpevole nella vicenda: leggendo il trascritto delle intercettazioni si nota che lui eseguiva, pagava le fatture (e ne mancano ) del gruppetto nel “cerchio magico”.
      Si è intascato qualcosa? Forse ben più di qualcosa, ma non è l’ amministratore ladrone alla Lusi, perchè, sparate a parte, non ha detto ancora nulla di concreto su Rutellone e gli altri.
      Lo hanno fermato in tempo? Può essere.
      Con la lega hanno usato le intercettazioni, infatti Bossi è già partito al contrattacco.

      • Non male, 20 minuti circa è rimasto online.
        Eppure non c’era il suo nome, forse però si capiva di chi scrivevo, è un dubbio che mi arrovella… 😀

      • HAHAHAHAHAUAHAAUHAUAHAUAHAUAHAUAHAUAHAUHU!
        Me fai ammazza’! (cit.)

        Cazzo, io cerco di usare il fioretto, modero ogni parola, ricorro a metafore e azzardate ellissi come un povero coglione per sfuggire alle maglie delle censura, e arrivi tu, leggero come una poraterei nucleare, e BUM, una violenza senza precedenti HAHAHAHAHAHA!

        • Dici? A me sembrava un parallelo calzante 😀
          Vedi Marco che non serve scrivere con leggerezza e soavità? Tanto ci censurano comunque, ma almeno io mi son tolto la voglia di replicare fuori dai denti.
          Chissà cosa ha infastidito del mio commentino, in fin dei conti non facevo alcun nome.
          Che abbiano la coda di paglia?

          p.s. ho scritto un par de righe da Guzzanti, memore di un suo articolo su Bossi: se passa la moderazione, è probabile che mi risponda, per adesso è ancora in coda qui http://www.paologuzzanti.it/?p=1832
          il suo articolo su Bossi è questo http://www.paologuzzanti.it/?p=1494

      • No, ma tu mi devi spiegare come ti è venuta: “brutta e rugosa come un ano di pollo”.
        AHHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHHAAUHAAUHA mi hai fatto spruzzare la birra sul monitor!

      • Perchè lasciarla stare?
        Forse per manifesta inferiorità o perchè non si spara sulla croce rossa?
        Se Lombroso potesse vedere questa faccia
        ravera
        magari ci direbbe parecchie cose sul soggetto.

  6. OT ma non troppo

    In questo momento nel bel mezzo della colonna dei blog appare addirittura un inserto pubblicitario, tralatro relativamente ingannevole come impaginazione

    Adesso è tra il blog di Rete29 Aprile e quello di Fucecchi

    Sono alla canna del gas

  7. Caro renzo ti segnalo alcuni miei commenti sul fattoquotidiano.it critici verso travaglio, che incredibilmente non sono stati censurati. Probabilmente perchè l’articolo è aperto alla lettura dei soli abbonati, e non è stato pubblicato in prima pagina tra i blog nella home. Nei commenti in cui mi firmo luck29, segnalavo dei link di dagospia,che riprendevano degli articoli sullo scandalo delle cozze pelose ad emiliano, e della critica di polito a travaglio, che un anno fa vedeva emiliano come premier, stessa visione di sgarbi. Travaglio non si è scusato per niente per Aver vaticinato qualcuno di non adatto. Tra i link vi era una notizia di una concessione edilizia molto generosa data ai degennaro, i mandanti delle cozze, per costruire dei palazzi, con un giardino accanto, che a detta degli abitanti, appena piove, per le pendenze, diventa una vera e propria piscina. Questo è il link dove sono presenti i commenti: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/cozze-polite/199263/

  8. L’articolo di Facci l’avevo già letto e me lo ricordavo. Ricordo pure che Travaglio gli rispose irato minacciando non so cosa (Facci proprio non lo sopporta). Poi tutto finì li.

    Che Santoro sia fazioso e presenti notizie fortemente orientate non è un segreto. Chiunque sia un minimo informato poteva accorgersi che, per esempio, le persone intervistate a caso nei servizi delle sue trasmissioni erano in realtà personaggi ben conosciuti, militanti in movimenti vicini alle idee del guru.

    Oggi Santoro e Travaglio sono il braccio mediatico di Sel e Idv per cui sedetevi e aspettate, che più le elezioni saranno vicine e più vedrete cose sorprendenti.

    • L’ ultima tua frase è quella che mi ingolosisce, perchè sono certo pure io che ne vedremo delle mirabolanti in un anno da oggi (circa).

  9. Caro renzo c., non ti conosco personalmente e non conosco il tuo cognome. devo farti i complimenti per questo blog libero, originale che mi informa di fatti e notizie inedite. Ci sono cascato pure io col fatto quotidiano. Ci sono cascato anche con santoro purtroppo, e con servizio pubblico. L’onestà intellettuale in questo Paese non esiste, o è rarissima. E se non esiste l’onestà intellettuale non esiste il giornalismo ed un’informazione vera e completa. Ti invito a riportare, cosi come fatto dal blog comedonchisciotte, un post di paolo barnard, scritto sul suo blog, riguardante santoro. Barnard ha organizzato un convegno internazionale di edonomisti mmt a rimini la fine di febbraio. Santoro ha mandato una sua troupe si giornalisti con telecamere al seguito, a seguire l’evento ed a fare interviste ai relatori. Bene , questo materiale è stato censurato da allora, e non verrà mai messo in onda, nè in trasmissione, nè sul sito, cosa molto più grave, perchèin internet non ci sono limiti di tempo o di spazio per pubblicare video. Il paladino dell’anticensura che censura. Ora, comunque la si pensi su questa teoria economica, penso sia un fatto gravissimo un atto del genere, che denota un ‘arroganza e una stupidità davvero assurde. Non ci sono scuse, hanno mandato in onda, il figlio di provenzano il boss, sara tommasi e questo non lo mettono nemmeno sul sito?

    • Benarrivato 🙂
      Non conosco i fatti di cui scrivi, ma non si può dire che Santoro abbia censurato Barnard, sia perchè potrebbero essere addotte ragioni editoriali, e su quelle decide lui, sia perchè potrebbe mandare in onda il girato in una prossima puntata.
      Alla fine dei conti, le scelte che vengono fatte su quale argomento trattare dipendono da tantissimi fattori, che poi sono solo uno: lo share.
      Mandano in onda il figlio di Provenzano perchè pensano che faccia clamore, Sara Tommasi perchè tette e culi “tirano” sempre, o qualcuno crede che servisse a delegittimare il convegno di Scilipoti? (non ho visto la puntata, immagino fosse su quello).
      Semmai potrebbero ricordare che Razzi e Scilipoti li ha portati in parlamento Tonino con la propaganda gratuita di Travaglio e Santoro, ma questo fatto tendono a dimenticarselo, stranamente.
      Ricordiamoci noi che in 60 anni di Repubblica italiana, un anno di governo (per di più del banana) si è retto anche sulla fiducia determinante di Razzi/Scilipoti.
      Speriamo invece che all’ estero non l’ abbiano notato.

      • Purtroppo Paolo Barnard, avendo lavorato per Santoro in passato, ha avuto la certezza che non pubblicherà ne su internet nè lo manderà inonda in tv. No per me questa è censura bella e buona. Le scelte editoriali in trasmissione si comprendono, ma nel sito che ti costa metterlo come video? Non hai scuse, quando tantissime persone ti chiedono tramite facebook al programma di invitare paolo barnard, almeno il convegno lo puoi mettere.

      • Ègia su youtube, diviso in vari video tutto lo svolgimento del convegno. È stato messao da tnate persone, quindi ci sono più copie. Per me rimane censura.

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