Come struzzi nella sabbia

L’ assonanza col titolo di un recente libello del duo Piromallo/Borrelli è puramente voluta. Così come i personaggi qui descritti non sono di fantasia e pure i riferimenti a fatti realmente accaduti non è per nulla casuale. (Segnalo che nel frattempo è giunto un commento molto gradito da Portorico).

Ancora e ancora censura, la solita mannaia ingiustificata della redazione sul Fatto Quotidiano, dove, più che i fatti, la censura è l’ unica vera certezza quotidiana.

Avevo riesumato un vecchio account, dopo che Antonio Lo Turzo era stato bannato dal FQ, solo per chiedere alle giornalare Piromallo e Borrelli se avevano letto il contenuto del post qui sull’ articolo sparito. Una domanda, semplice, scritta senza turpiloquio e/o offese: una pura e semplice domanda, in un commento all’ ultima ciofeca nel loro blog del FQ, contenente però un gravissimo riferimento, rappresentato da un link, per giunta cliccabile!

E’ senza dubbio stato quello a scatenare la fregola censoria, non posso pensare che fare delle domande sia considerata ragione sufficiente per censurare i commenti, resterebbe spazio solo per il leccaculismo estremo.

In realtà non vi è una linea di moderazione chiara nel FQ, perchè Clemente Pastella 🙂 il nick che ho riesumato, da Marco Lillo ha scritto un paio di righe caustiche comprensive pure del link al post che gli dedicai. Quel commento c’è ancora, mentre l’ altro, totalmente privo sia di ironia o altro, è sparito.

Purtroppo non ne ho salvato copia, ma non ho nemmeno voglia di mettermi a cercare fra Disqus e cache Google, tutto sommato chissenefrega, sono ridicoli. Così come sono ridicole le due giornalare Piromallo e Borrelli, visto che dopo 5 giorni il commento nel loro blog è ancora in moderazione, e ci resterà a lungo, temo. Anzi, ripensandoci non temo proprio nulla, sono invece molto felice che resti in coda il più a lungo possibile, perchè è la prova del loro imbarazzo sul da farsi, e avere pubblicato qui lo screenshot è stata una buona idea. Forse l’ hanno già cancellato, ma la prova che l’ ho scritto da qui non sparisce.

Solo che andando nel loro blog per accertarmene, ho avuto la pessima idea di buttare un occhio alle loro stringate note biografiche. Per esempio Marika Borrelli le inizia così: “Bi-laureata, giornalista free lance… bla bla bla...”

Che tristezza, ci tiene a far sapere subito e come prima cosa che lei ha 2 lauree: è abbastanza chiaro il messaggio? Non si rende conto che i titoli valgono molto meno dei contenuti, perchè personalmente preferisco di gran lunga una persona intelligente e sincera, magari senza titoli, a una nullità intellettuale con però un pacco di attestati e onorificenze da esibire, e non credo neanche di essere il solo a pensarla così.

A conti fatti, sono bravissime a pavoneggiarsi senza contraddittorio, ma non appena le cogli in errore fanno come gli struzzi: occhio signore, chè così facendo lasciate le pudenda sguarnite.

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4 thoughts on “Come struzzi nella sabbia

  1. Caro Renzo,
    in questo nostro strano Paese la cialtroneria la fa da padrona, e non c’è settore della sua vita sociale che ne resti fuori. Sembra poi che i giornalisti ce la mettano tutta per tenersi ben stretto lo scettro del più vieto paraculismo.
    Io sono dell’avviso che i giornali non debbano ricevere finanziamenti di sorta, così come non dovrebbero riceverli i partiti. La scusa che siano necessari per rendere più partecipata la democrazia non mi convince affatto. Tant’è che in Italia il parere del semplice cittadino vale meno di niente! Un cittadino non può con i suoi soldi finanziare giornali che dispensano ai propri direttori stipendi da nababbi. Oggi con il giornalismo online certe pretese non hanno più ragion d’essere. Sarebbe un vero peccato continuare nella deforestazione per procurare carta a gente che poi la riempie dei suoi escrementi mentali!

    • Ahi, sono due argomenti interessantissimi, difficile liquidarli in poche righe.
      Anche se per la stampa, e l’ editoria in generale, la risposta più sintetica può essere che “rientra” nel primo postulato di Negroponte, e su questo non si discute, ma tutto ciò che ne può conseguire è ancora da materializzarsi, penso nel breve termine, per il finanziamento pubblico alla politica il discorso invece è molto ma molto complesso.
      Perchè tagliarli tout court, come sarebbe facile e demagogico, è di sicuro controproducente.
      Ne scrissi in parte nel blog di uno storico, il Dott. Casarrubea, e questo è il link: http://casarrubea.wordpress.com/2010/07/21/berlusconi-e-la-comunicazione-emotiva/
      E’ solo una premessa al discorso più ampio del finanziamento pubblico ai partiti, tienilo presente, ma è per me fondamentale per capirne le ricadute: il recente cambio di governo con l’ affido al “tecnico” Monti, ne sono la prova provata.
      Travaglio segnalò successivamente sul suo voglioscendere il blog del Dott. Casarrubea, e il perchè non è per nulla un mistero, se leggi anche altri articoli: Marcolino è un caro ragazzo 😀

      Ciao

  2. OT
    dal manifesto 12 gen 2012
    Per il secondo giorno consecutivo, prima in maniera allusiva poi esplicitamente, il Fatto Quotidiano scrive che il manifesto ha taciuto sugli scandali del sottosegretario Malinconico perché dipendeva da lui per il finanziamento pubblico. Sono accuse false e diffamatorie. Il manifesto non ha taciuto, anzi ha svelato altre magagne del poco onorevole curriculum di Malinconico la cui nomina abbiamo criticato dal primo giorno (come sanno bene i nostri lettori). È una legge dello stato – la 266 del 2005 – a stabilire che i contributi all’editoria vengano pagati entro il 31 dicembre dell’anno successivo per tutte le testate in regola con la documentazione. È stata ancora una legge dello stato, la legge 10 del febbraio 2011, a stabilire l’entità definitiva dello stanziamento relativo al 2010. Nessuno avrebbe potuto poi ritoccarla retroattivamente. Carlo Malinconico, per essere chiari, dieci mesi prima di andare al governo non poteva incidere e non ha inciso su nessuna di queste due circostanze. Per questo è totalmente falso scrivere che a dicembre il manifesto ha ricevuto «ossigeno grazie all’uomo di palazzo Chigi». E non è decente suggerire ai propri lettori, come fa nel suo titolo il Fatto, che con «i bonifici ai giornali la notizia sparisce». All’epoca il sottosegretario con delega all’editoria era Paolo Bonaiuti, il ministro responsabile era Giulio Tremonti. Se il Fatto volesse prendersi sul serio dovrebbe accusarci di essere stati accondiscendenti con Tremonti e Bonaiuti, magari anche con Silvio Berlusconi. Può farlo?
    Il manifesto conduce da anni una battaglia pubblica e dichiarata a difesa del sostegno ai soggetti deboli dell’informazione – le cooperative, i giornali politici e di idee – discriminati sul mercato della pubblicità; e per una riforma del finanziamento pubblico che faccia pulizia di espedienti, furbizie e abusi. Nel frattempo il governo Berlusconi ha cancellato il diritto soggettivo a questo finanziamento – che in pratica oggi viene elargito a capriccio dell’esecutivo (e può variare ogni anno) – e ha drasticamente ridotto le risorse disponibili per il 2011 mettendo a repentaglio da subito molte testate che infatti iniziano a chiudere (come Liberazione, alla cui battaglia per la sopravvivenza noi partecipiamo). Si tratta di una minaccia grave nei confronti del pluralismo dell’informazione nazionale e locale che introduce un vulnus alla democrazia riconosciuto dallo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
    Del resto queste cose Antonio Padellaro, che ha diretto per tre anni l’Unità, le conosce bene per aver peraltro sottoscritto autorevolmente molti appelli che questa battaglia e queste ragioni sostenevano. Oggi, a il Fatto, può avere un’altra opinione sul finanziamento pubblico diretto (ma non su quello indiretto, che infatti sta per percepire). Un buon giornalista, come noi lo reputiamo, avrebbe però l’obbligo di spiegare ai suoi lettori le ragioni di una modificazione così profonda delle sue convinzioni personali. Dovrebbe comunque, coerentemente, sostenere che il mercato editoriale non presenta squilibri e che le cooperative e i piccoli giornali sono messi in grado di competere con i grandi media (che ricevono finanziamenti pubblici) a parità di condizioni. Dovrebbe insomma raccontare una realtà che non c’è. Diffamare il nostro giornale con informazioni sbagliate e senza neanche leggerlo è una scorrettezza e un disonore.

    • Strano che al Manifesto non abbiano ancora capito che sono tutti articoli scritti apposta per cercare di rubacchiare qualche lettore.
      Adesso scrivono anche di calcio per vendicchiare copie, manca solo “l’ oroscopo Scanzonato”, a cura di Scanzi, ovviamente 😀

      Ciao

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