Bocca di rosa

Il titolo di questo post prende spunto dal capolavoro di De Andrè, ma la bocca è un’ altra.  Lo trovo infatti molto appropriato per commentare quanto ha detto Giorgio Bocca di Travaglio in una intervista appena uscita.

Avevo pensato di intitolarlo “quando finisce un amore”, ma è già il titolo di una canzone di Cocciante, e Cocciante proprio non lo reggo. Meno comunque del vecchio Giorgio, che ha anche un cuore di pietra, o forse più probabilmente la memoria corta e l’ ingratitudine cronica. Come può dimenticarsi dei soli che ultimamente si adoperano nello slinguazzamento delle sue italianissime cadenti natiche? Come riesce ad insultare chi della sua bocca ne ha tessuto lodi sperticate, ovvero Travaglio e Fatto Quotidiano?

Ecco invece cosa dice oggi di Travaglio e dei suoi libri: “E sebbene sul suo giornale faccia intervistare il vecchio Giorgio a ripetizione, viene fulminato anche Marco Travaglio: «C’è stato un periodo in cui ero l’unico che facesse libri d’inchiesta. Oggi, invece, ogni giorno me ne arriva uno. Questi qui poi sono arrivati alla vergogna, fanno libri ignobili pur di uscire con un libro, hanno una squadra di persone che copia dai giornali e ne fanno un libro. Travaglio, ogni due mesi fa un libro. Ma come fai? Sono libri fatti coi ritagli della questura, dei tribunali, libri pessimi».”

Core ingrato il nonno Giorgio!

Eppure un paio d’anni fa Travaglio, in un memorabile e unicoBocca della verità“, così si esprimeva in merito a quanto aveva scritto il nonnetto svalvolato Bocca: “Meno male che c’è Giorgio Bocca, ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, che a quasi novant’anni ha avuto il coraggio di scrivere sull’ultimo numero dell’Espresso ciò che tutti sanno, ma nessuno osa dire: e cioè che anche insigni esponenti dell’Arma dei Carabinieri hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) una parte importante nella connivenza-convivenza fra Stato e mafia.”

Ovvio che Travaglio difendesse il nonnetto svalvolato, difendeva le sue tesi. Peccato però fosse il solo a tentare l’ardua impresa, visto che il nonnetto prese ceffoni da destra, da sinistra, da Carabinieri e Chiesa. Non sono al corrente se pure la mafia lo abbia sfanculato, ma potrebbe pure essere.

Leggendo poi l’articolo del nonnetto si capisce meglio che, partendo da Sciascia, Tomasi di Lampedusa e Camilleri, approda a Massimo Ciancimino come fonte ispiratrice di questo suo pezzo: non è soltanto leggermente sceso di livello, è precipitato nel baratro delle pataccate di un vero imbecille.

Passa qualche giorno e, visto che l’ opera di salvataggio di Travaglio non era stata sufficiente, il prode Marcolino che fa? Riprova a rilanciarsi nella difesa a spada tratta del nonnetto con un altro memorabile pezzo: “Chiudete quella Bocca

Niente da fare, il linciaggio di Bocca continua. Solo che non si tratta di linciaggio, ma di veri e propri insulti bipartizan, più che giustificati, ad un vecchio svalvolato che ha scritto un articolo infamante contro Carabinieri e Chiesa, sulla base di verità storiche indubitabili, ma che non configurano affatto ciò che lui sostiene. Ancora una volta siamo di fronte al metodo dell’ abduzione, tanto caro a Marcolino, e su questo tema tornerò a breve, visto che ho scoperto una faccenda curiosa sulla nostrana Wikipedia.

Ma è forse la prima volta che Bocca scrive colossali stronzate? Certo che no! Ha iniziato fin da giovane, da fascista estremista (temuto anche dai suoi camerati), con un memorabile pezzo antisemita nel ’42, tutto basato sui Protocolli dei Savi di Sion, nota bufala sbugiardata già dal 1921 sul Times di Londra, solo 20 anni prima.

Ha mai chiesto scusa? Ma figuriamoci, semmai ebbe a dire da Fazio, nell’ ennesimo markettone per l’ ennesimo inutile libro, che da fascista era passato nei partigiani quando capì che non avremmo mai vinto la guerra a causa dell’ armamento ridicolo. In altre parole, con qualche carrarmato in più sarebbe rimasto fascista fino alla fine: mica male il boccapensiero!

Come dimenticare o relegare all’ oblio anche le stronzate scritte sulla tragedia del Vajont, quando vergò queste immortali cazzate su Il Giorno, l’11 ottobre 1963 : “Ecco la valle della sciagura: fango, silenzio, solitudine e capire subito che tutto ciò è definitivo; più niente da fare o da dire. Cinque paesi, migliaia di persone, ieri c’erano, oggi sono terra e nessuno ha colpa; nessuno poteva prevedere. In tempi atomici si potrebbe dire che questa è una sciagura pulita, gli uomini non ci hanno messo le mani: tutto è stato fatto dalla natura che non è buona e non è cattiva, ma indifferente. E ci vogliono queste sciagure per capirlo!… Non uno di noi moscerini vivo, se davvero la natura si decidesse a muovere guerra…” Mahh, eppure Tina Merlin ne scriveva da tempo sull’ Unità di ciò che stava accadendo, probabile non l’ avesse letta, ma, prima di scrivere colossali cazzate, un giornalista non dovrebbe informarsi?

Ridicolo anche nella sua rubrica “l’ antitaliano”, lui, il più italiano che ci sia, esempio fulgido di voltagabbana. Negli anni del dopoguerra è stato: craxiano poi anticraxiano, leghista poi antileghista, ha lavorato a Mediaset ma solo per soldi (parole sue), scriveva per Mondadori ma è stato il primo a uscirne (per forza, non vendeva più un cazzo!) vantandosi però della cosa. Per non parlare dei giudizi ondivaghi su chi lo sovrasta intellettualmente, tipico degli invidiosi. Oggi di Pier Paolo Pasolini dice: “Nella nostalgia feroce per un arcadico passato potrebbe ricordare Pasolini, se non fosse che lui PPP proprio non lo tollera. «Avevo paura di Pasolini, della sua violenza», racconta. «Pasolini è morto perché, la rigirino pure come vogliono, era di una violenza spaventosa nei confronti di questi suoi amici puttaneschi».”

Travaglio l’ha definito l’ ultimo grande vecchio del giornalismo italiano: personalmente di vero trovo ci sia solo vecchio, forse anche un po’ rimbambito. Di sicuro poco grato a Marcolino e Fatto Quotidiano, sempre pronti a mettersi in posizione Lewinsky quando può servire.

A questo punto però non so più di chi sia la Bocca di rosa, decidete voi.

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