Torniamo a bomba

Di tutte le volte che sul Fatto Quotidiano sono stato censurato per aver scritto delle vicende imbarazzanti che riguardano Massimo Ciancimino, l’ “icona dell’antimafia“, copyright by Antonio Ingroia, per gli amici Fofò o anche il Professore, ho davvero perso il conto.

Sul dichiarante Massimo Ciancimino si trovano in rete migliaia di pagine, ed è normale, visto che prometteva rivelazioni sconvolgenti su svariate vicende. Però dopo oltre tre anni di interrogatori, di concreto non c’è un bel niente, o meglio, ci sono le prove concrete che sia un vero deficiente. Mi permetto di definirlo tale perchè mi metto nei panni dei suoi vicini di casa a Palermo, in via Torrearsa, quelli che abitano nei condomini che si affacciano sul giardino di Massimino, dove questo deficiente ha sotterrato della dinamite. Non si discute sia vero, l’ hanno dissotterrata gli artificieri. Provate a pensare se fosse esplosa: non sono un esperto, ma vedendo le foto è probabile che, non avendo spazio l’ onda d’ urto per espandersi, ci sarebbero stati danni ai palazzi vicini: provate a pensare di essere in terrazza a stendere panni, o magari c’è un bambino che gioca.

Tanto per farsi bene il quadro della situazione, guardate questa foto. Penso sia più che sufficiente per scrivere che costui è un vero deficiente, l’ articolo di Repubblica poi fornisce ulteriori dettagli.

Ma sono le testimonianze rese da Ciancimino, la parte più incredibile dell’ intera vicenda. Cominciamo dall’ inizio.  

Già da subito Massimino parte malissimo: dice che il pacco gli è arrivato a Palermo. I magistrati gli fanno presente che l’ ingresso di casa sua è sorvegliato da una telecamera e non si vede nessuno arrivare con un pacco; cambia la dichiarazione: gliel’ hanno portato a Bologna.

Vabbè, non sottilizziamo. Massimino apre il pacco e trova la dinamite, ma assieme c’è anche il messaggio mafioso: una foto di suo figlio che va a scuola e la richiesta di denaro. Cosa fa Massimino? Tiene la dinamite e butta la sola cosa importante, foto con minaccia. Un genio! E’ credibile? Decidete voi.

Ma il pacco è veramente completo, non solo un candelotto di dinamite ma decine, e ci sono pure detonatori e metri di miccia! Manca solo la scritta fuori “batterie e fiammiferi non inclusi” e sarebbe perfetto.

A questo punto farei una riflessione: che differenza fa una minaccia con un candelotto o decine? A seconda del numero la minaccia è più o meno seria? Minaccina, minaccetta, miacciona, minaccissima? Cosa serve includere detonatori e miccia, se si vuole minacciare qualcuno? Perchè non mettere anche una scritta BUM! allora? In altre parole: ma che cazzo sta raccontando?

Tornando a bomba (mi sembra appropriato), ma a Palermo come c’è arrivata? L’ha portata lui in macchina da Bologna. Ottima idea! Sempre meglio: 1000 km. con un pacco di dinamite. La Sicilia, com’è noto, è un’ isola, quindi serve un traghetto: grande idea salire su un traghetto con della dinamite in macchina! Massimino a questo punto ne racconta un’ altra delle sue: avrebbe tentato di buttarla dal traghetto sullo stretto di Messina, ma le murate della nave erano troppo alte. Accidenti, che sfortuna!

Arriviamo a Palermo. Qui il deficiente dice che l’ha bagnata, e poi ha chiamato un suo amico, Giuseppe Avara: lo informa e gli da un pacco di dinamite da buttare. No, non tutta, un po’ la seppellisce in giardino: ha qualche senso questa cosa? Per me no. Meno male che non sono il solo, infatti i pm arrestano Giuseppe Avara a seguito del confronto con Massimino, già in cella per calunnia, cui aggiungono la detenzione di esplosivi.

Si potrebbe continuare anche con altre incongruenze che Massimino racconta: ha tanta paura per suo figlio Vito Andrea, così tanta che gli seppellisce la dinamite in giardino.  Le baggianate che ha detto negli anni non sono solo queste, ma un post non basta di certo, servirebbe un libro. Prima o poi qualcuno lo scriverà. Resta il fatto che di concreto Massimino non ha portato nulla: i papelli sono fasulli o irrilevanti, i personaggi misteriosi (Franco, il mostro e il puparo) sono ancora senza nome e nessuno li ha trovati. Però per tre anni Ingroia e Di Matteo hanno propalato le sue cretinate come fosse oro colato. Diceva Ingroia alla festa della CGIL: “lasciateci lavorare“. E chi ve lo impedisce? Spero avrete almeno la compiacenza di ammettere gli errori e, poichè crediamo tutti in una società meritocratica, niente in contrario se vi si sostituisce con qualcuno più capace, vero? Farvi passare per gli eredi Falcone e Borsellino non basta, servirebbero dei risultati, non cavolate come il caso Scarantino (vero, Di Matteo?) o le telefonate con mafiosi come Aiello e colleghi di stanza come Ciuro (vero, Ingroia?).

Voi che invece leggete questo post, non scrivete mai di queste cose sui blog del Fatto Quotidiano! La censura è automatica, perchè l’ imbarazzo non è solo quello di aver creduto a tutto ciò che questo soggetto ha raccontato, ma soprattutto di averci fatto mercato (soldi!) approfittando della creduloneria dei fan di Travaglio.

Non scrivete nemmeno “che fine ha fatto il blog di Ciancimino?” (ora oscurato), oltre alla censura arriva pure il ban.

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One thought on “Torniamo a bomba

  1. sul tuo post ho gia invitato alla lettura nel mio piccolo o dal mio piccolo diario

    vorrei segnalartin vece questa cosa :
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/bunga-bunga-un-nome-da-pizzeria/158486/#comments

    avrai già notato con la tua sagacia che tutto un filone editoriale , che concentra altri operatori rappresentanti dei ver ipoteri forti globali( a prendersi per il culo e edivorarsi l’italia in vari modi) viene pertanto utile, e strumentalizzato, tanto da silviuccio stesso che dalla parte opposta …epperò..

    però questa cosa della pizza bunga bunga è vecchia , ormai la sanno anche i fessi

    ma c’è di più

    oltre che mio blog, e nelle notizie locali forse anche, presente senza andare fino a londra per fare i fichissimi che si possono prendere per il culo l’italia, magari da italiani dall’estero, senza pensare agli stracazzi acidi che come tutti i paesi del globo ha per prima la mitica gran bretagna ,

    presente insomma ‘sta pizza già da mesi su mesi in italia

    presente ad esempio proprio in una città che forse conosci , a noi piu vicina perchè in italia. si chiama bologna e non so se per prima, o chissa quante in giro, adottò nel menù varie pizze bunga bunga o ruby ….non so se fin dall’insegna come quella londinese, ma sicuramente nel menù , nei depliant di consegna di domicilio , e nelle lavagnette di segnalazione sulla via.

    un saluto
    🙂
    r

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