Fairness opinion?

Quando leggo termini inglesi, come questo fairness opinion, per spiegare cose che sarebbero semplici anche in italiano, e sempre in due parole, inizio a sentire puzza di bruciato.

Si può infatti benissimo tradurre con un banale e comprensibile “parere di congruità“, o anche “ok, il prezzo è giusto“.

Ma far capire le cose chiaramente ai lettori talvolta non è nello spirito di chi scrive, ed ecco che si ricorre ai tanti espedienti del mestiere, tipo queste inutili forme anglofone, buone solo per intorbidire le acque, quando si potrebbe benissimo farne a meno.

Il parere di cui scrivo, o meglio, la fairness opinion (magari ci tengono al termine figo) è quello espresso dallo studio Vitale e Associati sul prezzo da pagare per le azioni Serravalle in mano a Gavio, nella ormai stranota vicenda Penati.

Chi ci prova a intorbidire le acque è invece Milano Finanza, in un articolo del 6 c.m. dal titolo “Serravalle: Vitale arrivo’ a cose fatte” a firma red/lab. Più che un articolo pare una supercazzola, perchè è tutto teso a difendere lo studio Vitale che non ad informare sul vero nocciolo della questione: questo parere di congruità, dice o no che il prezzo è giusto?

Perchè il resto dell’ articolo è purissima fuffa: è irrilevante che lo abbia espresso prima o dopo l’ acquisto da parte di Penati, sarebbe molto più importante sapere se chi ha scritto questo parere riteneva il prezzo fosse giusto o no!

E questo Milano Finanza non ce lo dice, ma lo posso benissimo immaginare, perchè, se avessero scritto che il prezzo era esagerato, l’ articolo lo riporterebbe: quale miglior prova ci sarebbe per escludere lo studio Vitale dalla vicenda?

Quindi è molto più probabile che sul documento si affermi il contrario, per questo sarebbe stato meglio pubblicarlo integralmente, cosa che non hanno fatto. O forse una fairness opinion dice di tutto tranne che il prezzo fosse congruo? Servirebbe a qualcosa? Certo che opinioni a ruota libera senza entrare nel merito o dire esplicitamente “il prezzo è congruo” ne posso scrivere pure io a volontà. Se poi ti pagano anche, e magari nemmeno poco, allora mi offro sulla piazza dei pareri inutili 😀

Immaginate poi se lo studio incaricato di redigere un documento del genere avesse scritto, prima o dopo poco importa, che era un’ esagerazione pagare 8.9 quelle azioni, ovvero quello che gli organi di stampa stanno affermando da mesi? Se le due parti, Gavio e Penati, come sta emergendo, si erano accordate per quel prezzo, avrebbero mai permesso che una parte terza li sconfessasse?

Tanto per capirci: una settimana prima del fallimento di Lehman Brothers, i suoi titoli avevano ancora la tripla A.

Poco o nulla importa che si scarichi la responsabilità tutta addosso a Penati, prevedibile visto che è in disgrazia, mentre invece in questi giorni continuano a rimbalzare voci sui media sulla fin troppo curiosa fatalità nella concomitanza delle due operazioni finanziarie del PD: Serravalle e BNL. Solo Mussi non ne sapeva niente, almeno, così dice lui.

Piuttosto, non è forse strano che Marcellino Gavio lamenti negli stessi giorni il prezzo troppo alto delle azioni BNL, e poi ne compri per 50 milioni? Aveva appena incassato 176 milioni di plusvalenza dalla vendita delle Serravalle a Penati, vuoi non dare una mano a Consorte a scalare la BNL? E chi era implicato in entrambe le operazioni? Toh, fatalità, ancora lo studio Vitale e Associati. Massì, quello che è anche socio con Travaglio e Padellaro nel Fatto Quotidiano, il giornale degli editori puri, sì sì, comeno.

Anche questi particolari su Milano Finanza se li dimenticano: che sbadatoni 😉

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