Orrore e raccapriccio

Come definire altrimenti una notte di stupro del branco nei confronti di una donna inerme e per di più costretta in una cella di una caserma dei Carabinieri? Inaudita violenza carnale delle forze dell’ ordine che approfittano della situazione favorevole!

E se non fosse andata così?

Beh, poco male, si censura chi porta le evidenze delle troppe anomalie del caso al giornalaio di turno, tale Paride Leporace, che si era sperticato in un articolo pieno di retorica e di lacrime, col fine ultimo, visto che vendeva bene, di fare un parallelo col caso Ruby.

Solo che scriveva una tale marea di puttanate che non sono riuscito a trattenermi dal prenderlo per il culo ferocemente, visto che oltretutto non si era minimamente documentato, andava a braccio, come Messora, classico giornalismo un tanto al chilo.

Veniamo ai fatti.

Sui giornali e sui tg appare la notizia di un presunta violenza di gruppo da parte di Carabinieri ai danni di una donna in carcere per furto. Si scatenano tutti i soliti soloni, pronti a fare giustizia sommaria senza sapere niente dei fatti, tanto che davanti alla caserma al Quadraro (quartiere di Roma) si raduna una folla inferocita.

Il Paride Leporace allora, prende carta penna e calamaio e verga queste fantasiose parole: “Quella notte al Quadraro la porta della cella si apre. Non ha telefonato nessuno. S.D.T dorme. Le sollevano la coperta tre carabinieri e un vigile urbano. La donna non comprende ma poi è costretta a comprendere molto bene. Ai magistrati ha raccontato che gli uomini in divisi alticci e ubriachi l’hanno condotta in sala mensa. Le fanno bere del whisky. Iniziano a violentarla a turno. Il tatuaggio di un militare le resta impresso nella mente. Non c’era Dio e non c’era legge nella caserma al Quadraro. [il grassetto non è mio! n.d.r.]

La fretta di questi giudici di cartapesta li porta a scrivere delle ricostruzioni a dir poco fantasiose, quando solo il giorno dopo la storia appare ben diversa: “Alcuni sono già stati sentiti, altri lo saranno, una cosa è certa: quando è stata rilasciata, la mattina del 24 febbraio dopo l’udienza di convalida in Tribunale, la donna aveva ringraziato i carabinieri per le gentilezze ricevute, in particolare per il cibo acquistato per lei dagli stessi militari con i loro soldi.”

Da notare che, durante l’ udienza di convalida, con ben due passaggi di fronte a due magistrati, fra l’ altro entrambe donne, non ha mai menzionato nulla relativamente allo stupro di gruppo; però il pomeriggio ritorna, con un amico, e racconta della violenza: non è quantomeno strano?

Che la mensa di una caserma dei Carabinieri si trasformi in un locale per festicciole a luci rosse è inammissibile, ed infatti è più che giusto che li abbiano sospesi e poi espulsi dall’ Arma, ma la violenza carnale è altra cosa, anzi, dopo qualche giorno emerge che non ci sono segni di violenza nelle perizie mediche e che la ragazza fosse consenziente. Certo, è una dichiarazione di parte, ma senza la benchè minima prova possiamo condannare le persone sui pregiudizi alimentati da giornalai cialtroni?

Infatti, come al solito, questo mio commento viene puntualmente censurato:

Inizia l’inversione a U, prendendola alla larga. [questo lo spunto di Paride per tentare una marcia indietro: “Ribadisco che ho espresso dubbi. Ho scritto prima delle tesi difensive e comunque pur se consenziente la donna non si trasforma una caserma in un alcova. Il ragionamento di fondo è sul fatto che ci sono ladre e ladre.” ]

Ma non si accorge che il suo articolo è qui sopra? Ma l’ha riletto?
Conosce il detto “più la rimesti e più puzza”?
Vediamo:
“Le sollevano la coperta tre carabinieri e un vigile urbano. La donna non comprende ma poi è costretta a comprendere molto bene.”
Pare la sceneggiatura di un film da 4 soldi: è di suo pugno o l’ha letta nelle deposizioni? Cioè è inventata di sana pianta?
Andiamo avanti.
“Ai magistrati ha raccontato che gli uomini in divisi alticci e ubriachi l’hanno condotta in sala mensa. Le fanno bere del whisky. Iniziano a violentarla a turno.”
Dal Messaggero:
“.. i medici riscontrano tracce di un rapporto sessuale, ma nessun segno evidente di violenza.”
Strano per una che ha subito ALMENO 4 violenze sessuali nella stessa notte.
Sempre meglio:
“Il tatuaggio di un militare le resta impresso nella mente.”
Ancora dal Messaggero:
“L’unico tatuato è il vigile urbano, che avrebbe detto di non avere partecipato all’allegra serata perché ha «altri orientamenti sessuali».”
Quindi NON è un militare, e non sarà molto difficile provare se è omosessuale, rischia falsa testimonianza.
Sempre dal Messaggero:
“La mattina del 24 febbraio, dopo la notte passata in caserma, la donna viene portata in Tribunale per la convalida dell’arresto e non parla della violenza al giudice e al pm di turno. Pubblicamente anzi ringrazia i carabinieri che l’avevano arrestata e trasferita a Palazzo di giustizia, perché le avevano comprato anche da mangiare. Solo il pomeriggio la donna denuncia lo stupro.”
Un comportamento lineare e convincente per una che ha passato una notte d’inferno.
PERLA FINALE:
“Non c’era Dio e non c’era legge nella caserma al Quadraro.”
E non c’era nemmeno Leporace! Che desolazione al Quadraro.
Poi scrive anche che “Ho scritto prima delle tesi difensive…” mentre invece le mette alla fine.
Sì, il ragionamento di fondo è che ci sono giornalisti e giornalai: Paride è già uscito Tex Willer?

 Si sarà sentito preso per il culo? Ci spero, l’ intento era quello, infatti hanno censurato.

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