La potenza evocativa dei nomi

Ci sono esperti in grado di valutare appieno questo aspetto molto importante della comunicazione, e non sono di certo io fra quelli. Al massimo posso accorgermi quando alcuni vengono usati frequentemente proprio perchè hanno una forza indiscutibile, sia nel suono che nel potere evocativo.

Un paio sono senza dubbio papello e Castello Utveggio.

Lasciando da parte per ora il primo, anche perchè merita ben più di poche righe, prendo in esame il secondo e, ancora una volta, il fatto che mi hanno censurato un commento nel blog di Gioacchino Genchi sul Fatto Quotidiano.

L’ articolo in questione è in questo link, ed infatti nei commenti non c’è traccia di quanto scrissi in replica a Ilenia, che poneva la fatidica domanda sul Castello. Non avevo scritto nulla di trascendentale, solo riportavo quanto gli inquirenti della Procura di Caltanissetta avevano già riferito alla stampa a Febbraio, cioè quanto si può leggere in quest’altro link.

Come spesso mi accade, non ero riuscito a frenare l’ ironia, e, visto che anche quest’ anno era comunque previsto il pellegrinaggio al Castello (una mulattiera acciottolata in salita impervia sotto il sole di Luglio a Palermo, roba da schiattare), mi permettevo di notare che tanto valeva fare due passi alla Vucciria piuttosto che a Mondello, visto che il Procuratore Sergio Lari definisce la faccenda “un luogo comune”.

Non l’ avessi mai scritto! Censura censura censura, è troppo bello ed evocativo il Castello Utveggio da poter essere impunemente smitizzato da un commentatore qualsiasi!

Anche perchè, cosa si può raccontare adesso a Salvatore Borsellino, che un anno prima scriveva ciò?

“Siamo saliti, levando le nostre grida di rabbia, lungo le rampe assolate che portano al Castello Utveggio, sul monte Pellegrino. Da lì abbiamo visto con i nostri occhi come, chi ha azionato il detonatore che ha provocato la strage, potesse, ad occhio nudo, vedere, davanti al portone di Via D’Amelio, il Giudice Paolo suonare il campanello della casa dove lo aspettava sua madre. Anche quest’anno saliremo quelle rampe, e continueremo a farlo ogni anno, fino a quando non sapremo chi, da quel Castello, ha azionato il detonatore che ha causato la strage.”

Ma ancora oggi, quando ormai pare chiaro che il Castello Utveggio non c’entra niente con la strage, il nome e il luogo, così fortemente evocativi, servono a fare il gioco dei venditori di falsi miti. Non certo di Salvatore Borsellino, che ritengo in buona fede, ma dei soliti pataccari alla Travaglio, gente che con le storie di mafia ci fa i soldi.

Ogni riferimento a Massimo Ciancimino e ai suoi papelli è puramente casuale!

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