La rivoluzione di Bari

Layla Pavone ha da poco un blog sul Fatto Quotidiano. Leggendo le sue note biografiche si apprende che è un’ esperta della rete, almeno così lei scrive. Continuando a leggerle, ammetto la mia ignoranza, ma i premi citati non li ho mai sentiti nominare: probabile che la stampa di regime li censuri, mentre forse sono ambitissimi nel suo settore. Oppure fanno curriculum, tipo fumo negli occhi. O magari sono l’ equivalente del premio per il baffo più lungo o menate del genere, vai a saperlo.

Di sicuro la foto che ha messo online è scelta accuratamente, così come non è gradito insinuare che forse è datata, visto che nel 2008 appariva in ben altro modo. Sta di fatto che, per questo o per altro motivo, alcuni miei commenti sono stati censurati, come al solito.

Oggi Layla ci delizia con un pezzo [ci tiene a far sapere che non è una giornalista] proprio sulla censura, secondo lei, nel quale racconta della Rivoluzione islandese.

Dell’ Islanda se n’è scritto sui maggiori quotidiani quando si è parlato del loro default economico/finanziario, nonchè della proposta governativa di farne una sorta di porto franco per internet. Quindi non mi sembra che si sia fatta poi tutta questa censura, ma la Layla cerca di far passare l’ insinuazione che raccontare delle vicende islandesi sui principali media italiani sia una mossa voluta dall’ establishment nostrano, per evitare che potesse dilagare un pericolosissimo fenomeno di emulazione, una sorta di complotto di tutti i media italici, e infatti scrive:

“Ma subire l’ennesima censura informativa, come quella di cui mi sono resa conto ieri…”

Purtroppo però si dimentica di dare qualche numero sull’ Islanda, magari paragonandolo a realtà che ogni italiano possa ben valutare la faccenda. Sì perchè parlare della Nazione Islanda, del Popolo degli islandesi ecc… ecc… non aiuta a comprendere la dimensione del fenomeno, che invece è di modestissime proporzioni.

Anche se le idee di base che lo alimentano sono oggettivamente buone, un conto è applicarle a 320.000 abitanti, tutt’ altro a 60 milioni quali siamo noi italiani: sì ho scritto che gli islandesi tutti sono 320.000 persone, come il Comune di Bari, esclusi cioè i comuni limitrofi che gravitano sulla città pugliese.

Sperando che gli islandesi non se la prendano, sono proprio 4 gatti. Infatti, uscendo in auto da Reykjavík, la capitale con circa 120.000 abitanti, come Forlì, e 40% circa del totale degli islandesi, dopo poco finiscono pure le strade asfaltate. Solo il raccordo anulare dell’ isola è adesso abbastanza asfaltato, fino a pochi anni fa nemmeno quello. Non hanno neanche l’ esercito e hanno ben tre istituti bancari in tutto.

Se si confronta anche il PIL (orrido indicatore, ma quello c’è) fra Islanda e Italia, dividendo per mille per semplificare, siamo a 12 contro 1814 migliaia di milioni di Euro [fonte Wikipedia].

Insomma, senza nulla toglier loro, non mi sembra un Paese paragonabile minimamente all’ Italia, infatti il default islandese non ha avuto ripercussioni rilevanti nell’ economia mondiale, né in quella continentale.

Che sia per questi fatti che non si è trattato di censura, bensì di scarsissima rilevanza della notizia? Certo, la consultazione diretta dei cittadini per riscrivere la Carta Costituzionale è una bella iniziativa, ma un conto è farlo con 320 mila persone, tutt’ altro con 60 milioni.

A parte il fatto che poi, cercando per bene, il Secolo XIX la notizia la diede, sottolineando ovviamente che ciò è possibile grazie ai piccoli numeri in gioco, oltre ad altri fattori, come la connessione diffusissima e l’alto tasso scolare. Ma la notizia non è nemmeno del Secolo XIX, bensì dell’ ANSA, addirittura in Top News, quindi la triste realtà è che purtroppo non se l’è cagata nessuno. Potrà dispiacere, lo capisco, ma l’ ANSA la leggono tutti i quotidiani e i TG, è che era una notizia scarsamente rilevante, o vogliamo forse dire che TUTTI erano d’accordo per censurarla, dal Manifesto al Giornale? Ma non fatemi ridere!

Della questione sulla legge che garantisce totale libertà in internet in Islanda invece se n’è parlato su Repubblica, Il Fatto Quotidiano e poi mi son rotto le balle di linkare altri siti.

Quindi, alla fine della fiera, di cosa scrive la Layla? Di niente, come al solito.

E prossimamente scriverò del “come al solito”, c’è da scompisciarsi 🙂

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One thought on “La rivoluzione di Bari

  1. la notizia dell’islanda è girata su tutti i siti principali e non …qualcosa addirittura a febbraio , di moooolto piu dettagliato di questo articolo all’alba di questi giorni, qualcosa di prodotto non so piui da chi( ma posso rintracciare l’iriginale) , l’avevo segnalato anche sul mio blog…
    sulla non possibilità di confrontare i due territori, risorse e popolazioni sono assolutamente d’accordo , sul fatto che sia scomodo quel tipo di protesta avvenuta in due anni , al cuore dei veri poteri forti , non sono molto d’accordo , ed è credo solo questa la parte che nel corso diquesti due anni non è stata trasferita dai canali tradizionali dei media poiche non erano 4 cazzoni indignati su un falso bersaglio, ma su quello vero

    questi del fatto quotidiano io non li seguo più quasi da subito ..ma a quanto sento e leggo ora anche da te, ne sparano forti forti di cazzate perchè vogliono fare i piu super mega fighissimi
    ciao
    🙂

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